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Allorchè ci si addentra per la prima volta nel mondo viticolo bordolese ci si sente quantomeno un po' sperduti, in un ambiente complesso e tutt'altro che omogeneo. Tuttavia, superate le prime difficoltà, non si può che rimanere conquistati da questa regione che beneficia di un'incredibile ricchezza di varietà produttive uniche al mondo. La tradizione vinicola Già negli scritti del poeta latino Ausonio, vissuto nel quarto secolo in quel dell'odierna Saint-Emilion, c'è menzione del pregiato e delicato vino di queste zone. Ma è nel XIV secolo, durante l'occupazione inglese che la regione si afferma in tutto il continente per la qualità della sua produzione: in breve Bordeaux diventa punto di riferimento per l'intero approvigionamento vinicolo dell'Europa del Nord. Emerge così in questi anni la necessità di regolarizzare l'identità commerciale dei vini bordolesi, processo che inizia nel XV secolo ma che trova conclusione nel 1855 con la consacrazione del "Classement" di quell'anno voluto da Napoleone III in occasione della Mostra Universale di Parigi. Esso dà un ordine di importanza ai cru del Médoc e Sauternes con l'eccezione di Haut-Brion situato nelle Graves. Bisognerà poi aspettare fino al 1905 perchè sia definita l'appellazione controllata dei vini bordolesi. Fino ad allora bastava che il vino provenisse da vigneti piantati in Gironde, senza alcuna specifica della varietà per essere appellato come vino bordolese. Tuttavia il mondo viticolo manifestò istintivamente il rifiuto all'uso del nome di Bordeaux. Si videro così fiorire un gran numero di appellazioni particolari, la maggior parte sconosciute al consumatore. Si affermò così l'esigenza di dare maggior definizione alle differenti zone viticole, imponendo altresì il nome del produttore. Inizia la ricerca di una consacrazione di marca. Le zone | I vitigni | I "classements" |
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